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	<title>Un&#039;americana in cucina &#187; Cucina Americana</title>
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	<description>cooking blog</description>
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		<title>Schiacciatine alla griglia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 07:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[BBQ & Griglia]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Non riesco proprio a trattenermi dal postare un&#8217;ultima ricetta per la griglia, perfetta per gli ultimi giorni di un&#8217;estate che se ne va troppo in fretta. In passato, mi è capitato di interessarmi alle schiacciatine grigliate, ma ne ho sempre diffidato trovandole complicate o quantomeno troppo laboriose. Mark Bittman, con il suo approccio leggero e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><img class="alignnone size-full wp-image-2968" title="grilled flatbread" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/09/flatbread3.jpg" alt="" width="400" height="600" /></p>
<p>Non riesco proprio a trattenermi dal postare un&#8217;ultima ricetta per la griglia, perfetta per gli ultimi giorni di un&#8217;estate che se ne va troppo in fretta. In passato, mi è capitato di interessarmi alle schiacciatine grigliate, ma ne ho sempre diffidato trovandole complicate o quantomeno troppo laboriose. <a href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/b/mark_bittman/index.html" target="_blank">Mark Bittman</a>, con il suo approccio leggero e diretto, mi ha convinto a dare loro una possibilità. Sto parlando di uno dei miei preferiti tra i cuochi-scrittori, e questo piatto, come molte delle sue ricette, è semplice e gustoso. Io le ho servite come base di una bruschetta di pomodoro fresco, ma in futuro ho intenzione di combinarli con altre salse, formaggi e salumi. Questa ricetta mi ha fatto anche venire la curiosità di provare a fare la pizza sulla griglia, cosa che ho visto in passato ma mai provato di persona. Purtroppo, però, dovrò aspettare per tutto l&#8217;inverno finché non tornerà la stagione delle grigliate!</p>
<p><img class="size-medium wp-image-2969 alignright" title="flatbread dough" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/09/flatbread_dough-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p><strong>Schiacciatine alla griglia</strong></p>
<p>Ricetta adattata da <a href="http://www.nytimes.com/2010/09/01/dining/01minirex.html?_r=1&amp;ref=dining" target="_blank">quella di Mark Bittman</a></p>
<ul>
<li>2 cucchiaini di sale</li>
<li>1 cucchiaino di zucchero</li>
<li>1 bustina di lievito istantaneo</li>
<li>420 g di farina</li>
<li>2 cucchiai di erbe fresche tritate (rosmarino, timo, etc)</li>
<li>Olio extra vergine di oliva a piacere</li>
</ul>
<p>1. Mescolate il sale, lo zucchero, il lievito e una tazza d&#8217;acqua calda in una ciotola capiente. Lasciate riposare il composto per circa 5 minuti, quindi aggiungete la farina e mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo. (Se fosse troppo secco, aggiungete un po&#8217; di acqua calda, un cucchiaio alla volta). Coprite con un canovaccio pulito, e lasciate lievitare in un luogo tiepido per almeno un&#8217;ora.</p>
<p>2. Nel frattempo, preparate la griglia sopra le braci mediamente calde. Quando l&#8217;impasto è pronto, quindi lievitato, trasferitelo su un piano di lavoro ben  spolverato di farina, aggiungetevi le erbette tritate, e lavoratelo finchè non diventa soffice e liscio, dai 5 agli 8 minuti.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2967" title="flatbread2" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/09/flatbread2-229x300.jpg" alt="" width="183" height="240" /></p>
<p>3. Ritagliate dall&#8217;impasto 10 pezzi di ugual misura e stendeteli uno ad uno fino ad ottenere un diametro di circa 15 centimetri; non c&#8217;è bisogno che siano pertfettamente rotondi, mentre è meglio che manteniate lo stesso spessore. Spennellate d&#8217;olio ogni schiacciatina su un lato e ponetela sulla griglia dalla parte unta. mentre quella parte cuoce, spennellate anche quella superiore con l&#8217;olio; quando il pane comincia a dorarsi e gonfiarsi, giratelo. Quando anche il secondo lato si è dorato, togliete la schiacciatina dalla griglia e servite immediatamente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Best Burger Buns</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/09/burger-buns/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Pane e lieviti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Si torna al lavoro (e quindi in cucina) dopo una lunga e piacevole vacanza. Le cose da fare sono molte, ma volevo comunque dare un segno di vita e parlare di una delle mie ricette preferite. I panini da hamburger fatti in casa fanno veramente la differenza. Hanno il potere di trasformare un normale sandwich [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/06/buns.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2596" title="buns" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/06/buns.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
<p>Si torna al lavoro (e quindi in cucina) dopo una lunga e piacevole vacanza. Le cose da fare sono molte, ma volevo comunque dare un segno di vita e parlare di una delle mie ricette preferite.</p>
<p>I panini da hamburger fatti in casa fanno veramente la differenza. Hanno il potere di trasformare un normale sandwich in un piatto straordinario, ed è sempre divertente osservare lo stupore sui volti dei tuoi amici quando ti chiedono esterrefatti:&#8221; tu vuoi dire che&#8230;hai fatto anche il pane?!&#8221; Quando ne ho il tempo, lo faccio sempre, a meno che gli ospiti non siano troppo numerosi o la mia agenda troppo fitta di impegni. Ed è allora che entra in gioco Johnny.</p>
<p>Poche settimane fa avevo bisogno di un gran numero di questi panini, e non avevo il tempo di farli da sola. Quindi, con l&#8217;aiuto della mia amica Marina, siamo andate dal suo panettiere di fiducia con il mio libro in mano e gli abbiamo chiesto se fosse disponibile ad imparare una nuova ricetta, e a moltiplicarla per 60. Lui non si è solo dimostrato affabile, ma addirittura entusiasta al proposito. Questo panettiere, un appassionato degli Stati Uniti che risponde al nome di Johnny, si è dedicato senza risparmio alla causa e i panini sono venuti un capolavoro: soffici, delicati e leggermente dolci. Ne sono rimasta completamente soddisfatta, e divertita dal fatto di aver dato una mia ricetta ad un panettiere italiano professionista.</p>
<p>In sostanza, se ne avete il tempo, vi raccomando di provare questa ricetta a casa; è semplice e per lo più di nessuna fatica, mentre si aspetta che l&#8217;impasto lieviti. Se invece avete altro da fare, non vi resta che chiamare Johnny: sarà più che felice di prepararvela in men che non si dica.</p>
<p><em>Giò, Il Fornaio del Corso - Corso San Gottardo 12 - 20136 Milano - Tel. 02 8322649</em></p>
<p><strong>Burger Buns</strong></p>
<ul><strong>Per l&#8217;impasto:</strong></p>
<li>180 ml d&#8217;acqua calda</li>
<li>30 g di burro, ammorbidito</li>
<li>1 uovo</li>
<li>450 g di farina</li>
<li>50 g di zucchero</li>
<li>1 cucchiaino di sale</li>
<li>1 bustina di lievito di birra istantanea</li>
</ul>
<ul><strong>Per la copertura:</strong></p>
<li>1 uovo sbattuto con un cucchiaino d&#8217;acqua</li>
<li>semi di sesamo</li>
</ul>
<p>Mescolate tutti gli ingredienti per l&#8217;impasto e lavoratelo per circa 10 minuti fino a quando diventa soffice e liscio.</p>
<p>Mettetelo in una ciotola leggermente unta di olio e eoprite con un canovaccio. Lasciatelo lievitare per 1 o 2 ore, finche&#8217; raddoppia di volume.</p>
<p>Sgonfiate leggermente l&#8217;impasto, formate un panetto e tagliatelo in 8 pezzi. Formate con ciascuno un disco dello spessore di circa 2,5 cm e di un diametro di 8 cm. Mettete i panini su una teglia leggermente unta di olio, coprite e lasciateli lievitare per un&#8217;altra ora, finche&#8217; sono bene gonfi.</p>
<p>Accendete il forno a 190°C. Spenellate i panini con l&#8217;uovo sbattuto con un cucchiaino d&#8217;acqua, poi spolverate con i semi di sesamo.</p>
<p>Cuocete nel forno finche&#8217; sono dorati, per circa 15 minuti.</p>
<p>Per 8 panini.</p>
<p>Preheat oven to 375°F (190°C).</p>
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		<title>BBQ intercontinentale</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/07/bbq-intercontinentale/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi esattamente un anno fa mi trovavo nell&#8217;aeroporto di San Antonio, in Texas, a trasportare un pacco di cartone di 40 chilogrammi e a tentare di imbarcarlo per il mio ennesimo viaggio verso l&#8217;Italia. “Trasporta bagagli extra o sovrappeso?” “Solo questo,” ho risposto indicando orgogliosamente il mio scatolone rinforzato da abbondante nastro adesivo, ansimando per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/07/grill.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2673" title="grillin" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/07/grill-500x229.jpg" alt="" width="500" height="229" /></a><br />
Quasi esattamente un anno fa mi trovavo nell&#8217;aeroporto di San Antonio, in Texas, a trasportare un pacco di cartone di 40 chilogrammi e a tentare di imbarcarlo per il mio ennesimo viaggio verso l&#8217;Italia.</p>
<p>“Trasporta bagagli extra o sovrappeso?”<br />
“Solo questo,” ho risposto indicando orgogliosamente il mio scatolone rinforzato da abbondante nastro adesivo, ansimando per la fatica.<br />
“Ci sarà&#8217; un costo aggiuntivo.”<br />
“Nessun problema, ne vale la pena.”<br />
“ Ma e&#8217; davvero pesante! Cosa potrebbe valere tutti questi sforzi?”<br />
“Un barbecue texano, che altro?”<br />
“Non hanno barbecue in Italia?”<br />
“Non di questo genere…”</p>
<p>Io e mio padre abbiamo passato una settimana a fare ricerche per trovare il barbecue perfetto: ovvero quello che rientrasse nel peso e dimensioni indicate dalla compagnia aerea, senza pero&#8217; sacrificare grandezza, qualita&#8217; ed estetica. Il risultato finale e&#8217; consistito in 40 chili di solido metallo, 4000 centimetri quadrati di piano cottura, griglie di ghisa, termometro integrato, altezza delle braci regolabile, piani d&#8217;appoggio esterni per vassoi e attrezzi del mestiere…insomma, per gli standard texani si tratta di un buon barbecue, ma niente di straordinario. Per l&#8217;Italia pero&#8217;, si tratta di una vera e propria meraviglia nel suo genere.</p>
<p>E, ragazzi, altroche&#8217; se ne e&#8217; valsa la pena. Ogni volta che scendiamo nella casa di famiglia di Emilio a Moneglia, non smette di regalarci soddisfazioni. Lo accendo alle sei di sera, metto su verdure e bistecche e cucino per 20 persone quasi senza sforzo. Tutto questo godendo di una spettacolare vista della costa Ligure. Ho sempre pensato che questo posto fosse molto simile al paradiso, ma ora, con l&#8217;aggiunta del barbecue, lo e&#8217; del tutto.</p>
<p><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/07/grill2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2685" title="grill2" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/07/grill2-500x223.jpg" alt="" width="500" height="223" /></a></p>
<p>Quindi, in onore del nostro BBQ intercontinentale, vorrei condividere un alcuni trucchi e suggerimenti per una grigliata ben riuscita:</p>
<ul>
<li>Consiglio di marinare praticamente tutto. Il pollo risulterà&#8217; morbido e tenerissimo se marinato a lungo in yogurt con aglio, succo di limone e olio d&#8217;oliva. Per le braciole di maiale, un composto di olio d&#8217;oliva, vino bianco e erbe aromatiche. Per la carne rossa invece basta un tocco di vino rosso e olio d&#8217;oliva.</li>
<li>La brace, di solito, la ottengo combinando carbonella e legno. Quest&#8217;ultimo rende tutto piu&#8217; saporito, mentre la carbonella brucia piu&#8217; a lungo e a maggiore temperatura. In genere, quindi, accendo un fuoco di sola legna, per poi aggiungere la carbonella e rendere le braci durevoli e costanti. Un altro trucco per ottenere tale risultato consiste nell&#8217;aggiungere ai carboni ardenti, poco prima di cuocere, alcuni pezzetti di legno inumidito.</li>
<li>Io preferisco grigliare in due fasi. Prima di tutto mi occupo dei vegetali, dato che possono essere serviti a temperatura ambiente e non soffrono l&#8217;attesa. Poi rifaccio il fuoco, o comunque aggiungo un po&#8217; di combustibile prima di cuocere la carne.</li>
<li>Le verdure che preferisco per la griglia sono  peperoni, cipolle a fette, melanzana, zucchine e finocchio. Rendono meglio se spennellate con olio d&#8217;oliva aromatizzato prima di metterle sul fuoco. Per fare l&#8217;olio d&#8217;oliva aromatizzato è sufficiente mettere in una ciotola olio extravergine d&#8217;oliva, un paio di spicchi d&#8217;aglio, sale e rosmarino o altre erbe a piacere un paio d&#8217;ore prima dell&#8217;uso.</li>
<li>I peperoni sono da cuocere interi con la pelle, finché quest&#8217;ultima non si annerisce. Vanno quindi posti in una ciotola e coperti di pellicola trasparente finché non si raffreddano. Questo li rende facili da pelare, dato che favorisce il distacco della pelle.</li>
<li>L&#8217;ananas grigliato è sempre un successo. Lo zucchero si caramellizza e ne esalta il sapore, rendendolo un perfetto accompagnamento a pesce, pollo e maiale, o uno squisito dessert da accompagnarsi con il gelato.</li>
<li>Pollo e costine di maiale necessitano di una cottura lenta e a media temperatura. Consiglio quindi di farli cuocere sulle griglie superiori, quelle che in genere si usano per mantenere a temperatura le pietanze già cotte, o sulla parte laterale della griglia, per dare loro un breve tocco finale su quella più calda.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Whisky &amp; Soda, Rock &amp; Roll, 1a Parte</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/05/whisky-soda-rock-roll-1a-parte/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 12:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Parole, parole, parole...]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;idea che hanno gli italiani dello stile di vita americano mi ha sempre incuriosito, e mi è sempre piaciuto scoprire ciò che ci caratterizza agli occhi degli altri. Tu vuò fà l’americano è una canzone satirica su un giovane napoletano che imita goffamente il cliché statunitense, riassumibile in whiskey e soda, rock and roll, baseball [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BqlJwMFtMCs&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/BqlJwMFtMCs&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L&#8217;idea che hanno gli italiani dello stile di vita americano mi ha sempre incuriosito, e mi è sempre piaciuto scoprire ciò che ci caratterizza agli occhi degli altri.  Tu vuò fà l’americano è una canzone satirica su un giovane napoletano che imita goffamente il cliché statunitense, riassumibile in whiskey e soda, rock and roll, baseball e sigarette Camel. Mi sono imbattuta in un adorabile video di questa grande canzone, che mi ha fatto pensare a sua volta a due tra le invenzioni americane da me preferite: il cocktail e il rock &#8216;n&#8217; roll.</p>
<p>Gli immigrati hanno portato una miriade di nuove idee ed abitudini in una nazione che non era legata da convenzioni fisse, che anzi si andava formando proprio su continue innovazioni, sperimentazioni ed azzardi. Come è ovvio, questa mancanza di struttura sociale ha avuto anche lati negativi (siamo famosi per i modi spicci e i serial killers) ma nel contempo ha prodotto alcune tra le più creative invenzioni dei tempi recenti.</p>
<blockquote><p>&#8220;Le tradizionali bevande alcoliche del Vecchio Mondo erano note e definite da abitudini formatesi nei secoli… Il Nuovo Mondo era troppo grande ed inquieto per essere confinato in un bicchiere di Sherry&#8230; L&#8217;America non era interessata alle tradizioni, bensì protesa in avanti, all&#8217;avventura, alle novità, alla sperimentazioni in tutti i campi.”<br />
- <em>The Oxford Encyclopedia of Food and Drink in America</em></p></blockquote>
<p>Anche il Rock and Roll è nato dall&#8217;incontro di due culture, unite dallo spirito americano, dalla sua fame di nuovi orizzonti, dalla spinta ad esprimersi a tutti i costi senza limiti formali. Quindi, in onore di queste amate tradizioni, perché ormai di questo si tratta, ho messo insieme una piccola cronistoria che combina l&#8217;evoluzione del cocktail con quella del rock.</p>
<hr />
<p style="font-size: 20px; font-weight: normal; padding: 10px 0 10px 0; margin: 0 0 10px 0;">1890-1910: L&#8217;“Old Fashioned” e il Ragtime</p>
<p><strong>The Old-Fashioned:</strong> <a href="http://www.cocktailtimes.com/history/top_100oldfashioned.jpg"><img class="alignright" title="Old Fashioned" src="http://www.cocktailtimes.com/history/top_100oldfashioned.jpg" alt="" width="140" height="153" /></a><br />
<em>Very old-fashioned indeed, this cocktail originated in the mid 1800s and appears, under various names, in all early cocktail books.</em><br />
Mescolate un cucchiaio di zucchero, aggiungete un goccio d&#8217;acqua e due gocce d&#8217;angostura in un bicchiere da &#8220;old fashioned&#8221;, assieme ad una ciliegina e uno spicchio d&#8217;arancia. Pestate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo tramite un pestello o il dorso di un cucchiaio. versate 2 oz di bourbon, riempite di cubetti di ghiaccio e mescolate.<br />
<strong><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/Maple_Leaf_Rag.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2435" title="Maple Leaf Rag" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/Maple_Leaf_Rag-222x300.png" alt="" width="93" height="126" /></a>The Maple Leaf Rag</strong><br />
Scritta da Scott Joplin nel 1899, questa era la canzone più celebre del genere musicale ragtime, precursore del jazz e del blues. La versione seguente è di Jelly Roll Morton, autore in seguito, nel 1915, di &#8220;Jelly Roll Blues&#8221;, da molti considerata il primo componimento jazz.</p>
<hr />
<p style="font-size: 20px; font-weight: normal; margin: 10px 0 10px 0; padding: 10px 0 10px 0;">1910-1930: Il “Mint Julep” e la nascita del Blues</p>
<table style="float: right;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="140">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://find.myrecipes.com/recipes/recipefinder.dyn?action=displayRecipe&amp;recipe_id=1859447"><img class="alignright size-full wp-image-2387" title="BulleitMintJulep_L" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/BulleitMintJulep_L.jpg" alt="" width="126" height="148" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/minnie-kansasjoe.jpg"><img class="size-medium wp-image-2456 alignright" title="Memphis Minnie &amp; Kansas Joe" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/minnie-kansasjoe-219x300.jpg" alt="" width="118" height="162" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>The Mint Julep:</strong><br />
Pestate alcune foglie di menta fresca in un bicchiere, poi riempitelo di ghiaccio tritato. Aggiungete un cucchiaio di sciroppo di zucchero (segue ricetta) e uno d&#8217;acqua, poi 60 ml di bourbon. Mescolate delicatamente finchè il bicchiere non si appanna. Guarnite con un rametto di menta, et voilà!<em> Ricetta dello sciroppo di zucchero:</em> Combinate insieme una tazza di zucchero e una d&#8217;acqua. Bollite il composto per 5 minuti senza mescolare. Versate il tutto su un letto id foglie di menta, e pestate delicatamente con il dorso di un cucchiaio. Mettete in frigo per una notte in un vasetto chiuso da un tappo. Potete poi rimuovere le foglie di menta, ma non dimenticate di conservare in frigo. Rimane fresco per molte settimane.</p>
<p><strong>When the Levee Breaks:</strong><br />
Questa canzone del 1929, di Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy, è stata in seguito ripresa dai Led Zeppelin e pubblicata nel loro quarto album nel 1971, con testo leggermente diverso e differente melodia.</p>
<hr />
<p style="font-size: 20px; font-weight: normal; margin: 10px 0 10px 0; padding: 10px 0 10px 0;">1930-1950: Il “Martini” e il Rythym and Blues, primi segnali di Rock and Roll</p>
<p><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/200136371-001.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2398" title="Martini" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/200136371-001.jpg" alt="" width="112" height="124" /></a><strong>Martini:</strong><br />
<em>Il cocktail più classico di tutti i tempi, mescolato o agitato, si è parecchio evoluto attraverso le diverse epoche. Il Martini originale è apparso nei  primissi libri di cocktail intorno al 1880, ma la verisone che beviamo oggi è quella degli anni &#8217;50 del secolo seguente.</em><br />
Unite 75 ml di gin con 15 ml di vino vermouth secco e mescolate con un cucchiaio o agitate in uno shaker, in ogni caso con ghiaccio. Versate in un bicchiere da Martini e guarnite con un&#8217;oliva o una scorzetta di limone.<br />
<a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/big_joe_turner.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2440" title="Big Joe Turner" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/big_joe_turner-300x244.jpg" alt="" width="126" height="102" /></a> <strong>Roll &#8216;em Pete:</strong><br />
Registrata nel 1938 da Big Joe Turner insieme al pianista Pete Johnson, è considerata tra i più importanti precursori di ciò che in seguito venne conosciuto come “Rock &amp; Roll”. </p>
<hr />
<p style="font-size: 20px; font-weight: normal; margin: 10px 0 10px 0; padding: 10px 0 10px 0;">1950-1960: Il “Margarita” e la nascita del Rock and Roll</p>
<p><strong><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/margarita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2442" title="margarita" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/05/margarita-180x300.jpg" alt="" width="77" height="130" /></a>The Margarita:</strong><br />
<em>Si tratta di un cocktail di orgini messicane, reso celebre negli Stati Uniti negli anni &#8217;50 e &#8217;60.</em><br />
Versate  50 ml di tequila, 25 ml di Cointreau, e 15 ml di succo di lime fresco in uno shaker pieno di cubetti di ghiaccio. Agitate per bene e versate in un bicchiere da cocktail congelato e ornato di sale sui bordi.</p>
<p><strong>Chuck Berry:</strong><br />
Un vero pioniere del Rock and Roll, le sue canzoni e le sue capacità di muoversi sul palco sono stati di importanza vitale per il futuro del rock. Basta vederlo eseguire i suoi assoli indiavolati e lo si può facilmente immaginare che distrugge la sua chitarra alla fine dello spettacolo. Questo video è del 1958, lo stesso anno in cui in Italia usciva il video di cui sopra, <em>Tu Vuo&#8217; Fa&#8217; L&#8217;Americano</em>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gsp4VCbVvn4&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/gsp4VCbVvn4&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Guida all&#8217;Hamburger</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette americane]]></category>

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		<description><![CDATA[Le lezione sugli hamburger dello scorso venerdì in collaborazione con il Laboratorio Cingoli è stata un grande successo. Ci siamo sporcati le mani tutti insieme formando e cucinando hamburger, e ognuno ha potuto assemblarsi il suo. Per quelli che non ce l&#8217;hanno fatta ad intervenire, ecco un riassunto dei preziosi consigli di Giuliano Cingoli: 1. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="404" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FZh0AvoTk-0&amp;hl=en&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="404" src="http://www.youtube.com/v/FZh0AvoTk-0&amp;hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Le lezione sugli hamburger dello scorso venerdì in collaborazione con il <a href="http://www.laboratoriocingoli.net/" target="_blank">Laboratorio Cingoli</a> è stata un grande successo. Ci siamo sporcati le mani tutti insieme formando e cucinando hamburger, e ognuno ha potuto assemblarsi il suo.</p>
<p><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_8057.jpg"><img class="size-large wp-image-2243 alignnone" title="burgers" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_8057-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_8065.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2244" title="audience" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_8065-500x280.jpg" alt="" width="500" height="280" /></a></p>
<p>Per quelli che non ce l&#8217;hanno fatta ad intervenire, ecco un riassunto dei preziosi consigli di Giuliano Cingoli:</p>
<p>1. Ovviamente, migliore è la qualità della carne, migliore sarà l&#8217;hamburger, ma non tutti hanno il tempo (o i soldi) di andare dal macellaio a comprare carne fresca appena tritata. Giuliano ha spiegato un trucco efficacissimo per trasformare la carne da supermercato, mediocre e pre-macinata, in un morbido e succulento hambuger. L&#8217;arma segreta? Fiocchi di patate. So che può sembrare strano, ma funziona! Basterà aggiungerne l&#8217;equivalente del 5% del peso complessivo della carne. Quindi per un chilo di carne dovrete prima mescolare 50 grammi di fiocchi di patate con acqua finche non raggiungono la consistenza di un puré, e poi mescolare il composto alla carne prima di cuocerla.</p>
<p>2. Salate la carne solo dopo averla cotta. Il sale messo all&#8217;inizio infatti favorisce il rilascio d&#8217;acqua, risultando in un hamburger più asciutto.</p>
<p>3. Mettete poco olio in padella, due cucchiai basteranno. Regolate il fuoco su medio, finché l&#8217;olio non fa le bollicine. Se la fiamma è troppo alta gli hamburgers saranno già cotti all&#8217;esterno prima di esserlo all&#8217;interno.</p>
<p>4. Mettete la carne cruda sulla piastra o padella già calda, l&#8217;hamburger è pronto per essere girato quando si stacca naturalmente dalla superficie di cottura. Quanto cuocere l&#8217;altro lato dipende solo dal gusto personale. Per chi lo vuole al sangue basterà girarlo sull&#8217;altro lato finchè non brunisce e servirlo. Se invece lo volete di media cottura, rimuovetelo quando il sangue comincia ad affiorare in superficie. Per averlo ben cotto invece, continuate a cuocerlo per un paio di minuti.</p>
<p>Grazie ancora a tutti quelli che hanno partecipato, al <a href="http://www.laboratoriocingoli.net/" target="_blank">Laboratorio Cingoli</a>, ed al personale dello showroom della <a href="http://www.subzero.com/" target="_blank">Sub Zero &amp; Wolf</a> per la divertentissima serata!</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=208378&amp;id=213797123384" target="_blank">Click here to see pictures of the event on our facebook page</a>.</p>
<p><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_7939.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2242" title="lesson" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/MG_7939-500x385.jpg" alt="" width="500" height="385" /></a></p>
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		<title>Art, Design &amp; Burger</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/04/design-burger-ita/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 09:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[Parole, parole, parole...]]></category>

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		<description><![CDATA[Per celebrare la settimana del &#8220;Salone del Mobile&#8221; (la fiera internazionale del design che ogni anno porta a Milano una grande energia creativa), voglio rendere onore all&#8217;hamburger, che ho deciso essere un &#8220;classicissimo&#8221; del design. In accordo con l&#8217;autorita&#8217; rappresentata da Phaidon&#8217;s Design Classics, la definizione di un &#8220;classico del design&#8221; è: Oggetto costruito industrialmente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/AR00233.jpg"><img class="size-large wp-image-2169 alignnone" title="Andy Warhol Hamburger" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/AR00233-500x228.jpg" alt="" width="500" height="228" /></a></p>
<p>Per celebrare la settimana del &#8220;Salone del Mobile&#8221; (la fiera internazionale del design che ogni anno porta a Milano una grande energia creativa), voglio rendere onore all&#8217;hamburger, che ho deciso essere un &#8220;classicissimo&#8221; del design.</p>
<p>In accordo con l&#8217;autorita&#8217; rappresentata da <a href="http://www.phaidon.com/store/design/phaidon-design-classics-9780714843995/" target="_blank">Phaidon&#8217;s Design Classics</a>, la definizione di un &#8220;classico del design&#8221; è:</p>
<blockquote><p>Oggetto costruito industrialmente, di riconosciuto valore estetico e dalla qualità senza tempo: 1. modelli definitivi la cui influenza ed importanza durano nel tempo; 2. oggetti innovativi per l&#8217;uso di nuovi materiali e per l&#8217;unione di un design gradevole alle ultime tecnologie; 3. oggetti caratterizzati dalla semplicità, dall&#8217;equilibrio, e dalla purezza delle forme; 4. oggetti così perfetti nel loro design da restare sempre inalterati dalla loro creazione.</p></blockquote>
<p>Pochi cibi sono diventati un&#8217;icona come l&#8217;hamburger. La &#8220;svizzera&#8221; avvolta dal classico panino bianco con i semi di sesamo è diventato uno simbolo globale per l&#8217;America, nella sua forma originale diffuso in tutto il mondo.</p>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;hamburger ha resistito inalterato a tutte le culture raggiunte, e dopo cento anni dalla sua invenzione, rimane essenzialmente lo stesso oggetto. Da quando quel dischetto di carne trita è atterrato sul morbido panino, l&#8217;hamburger ha iniziato la sua esistenza filosofica. L&#8217;hamburger non si può mettere in discussione; punto fermo della gastronomia, quanto il sashimi o le patate al forno. Il suo semplice design non può essere in alcun modo elevato.&#8221;</p>
<p style="text-align: right;">~ Josh Ozersky da <a href="http://www.amazon.com/Hamburger-History-Icons-America/dp/0300117582" target="_blank"><em>The Hamburger: A History</em></a></p>
</blockquote>
<p>Così, per celebrare la mia auto-proclamata &#8220;Settimana Internazionale del Burger Design&#8221;, dedicherò all&#8217;autentico Texas style burger la prossima lezione in collaborazione con il <a href="http://www.laboratoriocingoli.net/" target="_blank">Laboratorio Cingoli</a> che si terrà questo venerdì 16 aprile alle 18:30. La lezione, gratuita e aperta al pubblico, si svolgerà presso lo showroom Sub-Zero &amp; Wolf in <a href="&lt;http://maps.google.com/maps?client=safari&amp;q=Piazza+Diaz,+Milan&amp;oe=UTF-8&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Piazza+Diaz,+Piazza+Armando+Diaz,+7,+20123+Milano,+Lombardia,+Italy&amp;ei=-R7ES8S0F8qmOM-1zZ0P&amp;ved=0CAgQ8gEwAA&amp;ll=45.462599,9.190128&amp;spn=0.011227,0.024097&amp;z=16&amp;iwloc=A&gt;" target="_blank">Piazza Diaz, Milano</a>.</p>
<p>Di seguito alcuni divertenti ed inaspettati esempi di come l&#8217;hamburger è stato rappresentato dal mondo dell&#8217;arte e del design. Se trovate altre esempi di &#8220;burger design&#8221;, mandatemi i link e li includeremo nel post.<br />
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://edu.warhol.org/aract_supersize.html" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/1998.1.3175_hamburg.jpg" border="none" alt="" width="295" height="205" /></a><br />
Andy Warhol: Hamburger, 1985-1986</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.joykampia.com/fashion/hamburgerdress.html" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/lores_HamburgerDressfront.jpg" border="none" alt="" width="170" height="205" /></a><br />
&#8220;Abito Hamburger&#8221;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.etsy.com/view_listing.php?ref=mt&amp;listing_id=41838643 " target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/il_fullxfull.127288674.jpg" border="none" alt="" width="180" height="181" /></a>Anello Hamburger</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.bakerella.com/fast-food-fun/" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/3623394451_d62e6c9a99_o.jpg" border="none" alt="" width="280" height="180" /></a>&#8220;Hamburger cupcakes&#8221;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.lets-brick.com/eng/my/11burger/lego_my_11a.htm" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/fre01.jpg" border="none" alt="" width="280" height="190" /></a>&#8220;Lego burger&#8221;</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.etsy.com/view_listing.php?ref=mt&amp;listing_id=21282840 " target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/il_fullxfull.580884201.jpg" border="none" alt="" width="181" height="190" /></a><br />
Cuscino &#8220;Aussie Burger&#8221;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.etsy.com/view_listing.php?listing_id=44487050" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/il_fullxfull.136329785.jpg" border="none" alt="" width="165" height="190" /></a><br />
&#8220;Orecchini Burger&#8221;</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.moma.org/collection/object.php?object_id=81183" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/dualburger.jpg" border="none" alt="" width="300" height="171" /></a><br />
&#8220;Two Cheeseburgers, with Everything&#8221; Scultura di Claes Oldenburg, 1961</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.burgerweb.com/harley.shtml" target="_blank"><img style="padding: 5px; margin-bottom: 0;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/hamburgerharley.jpg" border="none" alt="" width="230" height="336" /></a><br />
Hamburger Harley:<br />
guardate il video linkato sotto&#8230;</td>
<td valign="top" bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.etsy.com/view_listing.php?listing_id=42967339" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/il_430xN.131154728.jpg" border="none" alt="" width="235" height="167" /></a><br />
Custodia per iPhone &#8220;Fastfood Burger&#8221;<a href="http://www.flickr.com/photos/thisisloveforever/415825903/in/pool-93628034@N00" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/415825903_d0ff38b201_o1.jpg" border="none" alt="" width="235" height="153" /></a> Hamburger di stoffa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px; padding-bottom:10px;" border="0" cellspacing="5" width="500" >
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/il_430xN.134922922.jpg" border="none" alt="" width="152" height="227" /><br />
Maglietta burger</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://www.facebook.com/hamburgerbed" target="_blank"><img style="padding: 5px;" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/burger-bed.jpg" border="none" alt="" width="313" height="227" /></a><br />
Il letto hamburger</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&#8217;inquietante &#8220;Hamburger museum&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="400" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/VnV0LzjlmA0&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" src="http://www.youtube.com/v/VnV0LzjlmA0&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p>&#8230;e per ultimo, Andy Warhol che mangia un Hamburger:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jaf6zF-FJBk&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="300" src="http://www.youtube.com/v/jaf6zF-FJBk&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Add-ons:</strong></p>
<table style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 10px;" border="0" cellspacing="5" width="500">
<tbody>
<tr align="center" valign="top">
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/u-o-hamburger-phone-1.jpg"><img style="padding: 5px;" title="u-o-hamburger-phone-1" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/u-o-hamburger-phone-1.jpg" alt="" width="260" height="264" /></a>from Vicky: The hamburger phone&#8230;</td>
<td bgcolor="#CCCCCC"><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/JunoFOX0802.jpg"><img style="padding: 5px;" title="JunoFOX0802" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/04/JunoFOX0802-263x300.jpg" alt="" width="228" height="260" /></a> &#8230; as seen in Juno</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un&#8217;americana&#8230; a La Scuola de La Cucina Italiana!</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/03/cucina-italiana/</link>
		<comments>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/03/cucina-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.unamericanaincucina.com/?p=1666</guid>
		<description><![CDATA[Sono fiera di annunciarvi il mio prossimo evento, seguito da una serie di tre lezioni di cucina americana che terrò nelle prossime settimane alla Scuola de La Cucina Italiana. Per i miei lettori stranieri: &#8220;La Cucina Italiana&#8221; è il più importante giornale di cucina in Italia o, come lo descriveva un amico ieri sera, &#8220;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://www.scuolacucinaitaliana.com/" target="blank"><img class="alignleft" title="Scuola de La Cucina Italiana" src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/scuola.JPG" alt="" width="67" height="100" /></a>Sono fiera di annunciarvi il mio prossimo evento, seguito da una serie di tre lezioni di cucina americana che terrò nelle prossime settimane alla Scuola de La Cucina Italiana. Per i miei lettori stranieri: &#8220;La Cucina Italiana&#8221; è il più importante giornale di cucina in Italia o, come lo descriveva un amico ieri sera, &#8220;è il Vogue della cucina&#8221;. La loro sede è a Milano, ed include favolosi spazi dotati di apparecchiature professionali che usano per i loro corsi di cucina, dove anche io terrò le mie lezioni. Per cominciare, farò un evento di presentazione del mio libro con showcooking il prossimo martedì, 16 marzo. Consultate le informazioni qui sotto e prenotatevi se interessati!</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%" bgcolor="#EEEEEE">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<table style="margin-bottom: 0px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="500" bgcolor="#FFFFFF">
<tbody>
<tr>
<td style="font-family: Arial; font-size: 11px; font-weight: normal; color: #666; text-align: center; padding: 5px 0 5px 0;" align="center" bgcolor="#EEEEEE">Per eventuali problemi di visualizzazione <a style="color: #09c;" href="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/invite.html" target="_blank">cliccare qui.</a></td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: #fff; height: 119px; border-bottom: 5px solid #FF0066;" height="119" align="center" valign="bottom"><img src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/head.jpg" alt="Un'americana a La Scuola de La Cucina Italiana" width="500" height="189" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="border-bottom: 5px solid #FF0066; padding-top: 0; vertical-align: top;" border="0" cellspacing="10" cellpadding="0" width="500" bgcolor="#FFFFFF">
<tbody>
<tr>
<td width="100%" align="left" valign="top">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="480">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 22px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin: 0 0 20px 0; padding: 10px 0 0 0; vertical-align: top;">Alla scoperta dell’America attraverso le ricette di Laurel Evans</p>
<p><img class="size-full wp-image-1653 alignleft" title="ovvero" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/03/ovvero.jpg" alt="" width="340" height="52" /></p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 20px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin-bottom: 5;">Martedì 16 Marzo &#8211; ore 19.00</p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 10px 0; padding: 0;">Presentazione del libro <em>Buon Appetito America!</em> di <br /> <a style="font-weight: normal; color: #09c; text-decoration: none;" href="http://www.unamericanaincucina.com/it/libro/">L. Evans</a>, fotografie di E. Scoti  (Guido Tommasi Editore).</p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 10px 0; padding: 0;">
</td>
<td style="vertical-align: top;"><a href="http://www.unamericanaincucina.com/it/libro/"><img src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/cover.jpg" border="0" alt="Buon Appetito America!" hspace="0" vspace="10" width="117" height="174" align="right" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="border-bottom: 5px solid #FF0066;">
<tbody>
<tr>
<td style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0;" colspan="2" valign="top"><img class="size-full wp-image-1658 alignleft" title="star" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/03/star.gif" alt="" width="17" height="20" />Show cooking, una ricetta del libro eseguita in diretta per voi.</p>
<p>Presso la Scuola de La Cucina Italiana, <a style="color: #09c; text-decoration: none;" href="http://maps.google.com/maps?q=Piazza+Aspromonte+15,+Milano&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Piazza+Aspromonte,+15,+20131+Milano,+Lombardia,+Italy&amp;ei=FeWTS8jrFYH8_AavyfiJDQ&amp;ved=0CAcQ8gEwAA&amp;z=16" target="_blank">Piazza Aspromonte 15, Milano. </a></p>
<p style="margin: 0 0 20px 0;">Posti limitati, è necessario dare conferma della partecipazione a Le Api Regine <a style="font-weight: normal; color: #09c; text-decoration: none;" href="mailto:info@leapiregine.it">info@leapiregine.it</a> tel. 348 90 26 013    &#8211;    338 36 46 932</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h1 style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 24px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin: 10px 0 5px 0; vertical-align: top;">Lezioni di cucina</h1>
<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="0" width="480">
<tbody>
<tr>
<td align="left"><img src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/flapjacks.jpg" alt="" width="145" height="93" /></td>
<td align="left"><img src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/nachos.jpg" alt="" width="145" height="93" /></td>
<td align="left"><img src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/cheesecake.jpg" alt="" width="145" height="93" /></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 18px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin: 0 0 5px 0; padding: 0px 0 0 0; vertical-align: top;">American Brunch</p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0;">Lo facciamo in tanti ne parlano tutti scopriamo la vera tradizione dell&#8217;autentico brunch</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 18px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin: 0 0 5px 0; padding: 0px 0 0 0; vertical-align: top;">Texan Cooking</p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0;">Un viaggio gastronomico attraverso i sapori del Texas e le sue molteplici influenze</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 18px; font-weight: normal; color: #ff0066; margin: 0 0 5px 0; padding: 0px 0 0 0; vertical-align: top;">Cakes &amp; Sweets</p>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; font-weight: normal; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0;">Dal Cheesecake alla torta di mele, ecco un corso dedicato interamente ai tipici dolci americani</p>
</td>
</tr>
<tr style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0; font-weight: normal;">
<td valign="top"><span style="font-weight: bold;">Sabato 27 Marzo</span><br />
dalle 14.00 alle 17.00</td>
<td valign="top"><span style="font-weight: bold;">Lunedì 12 aprile</span><br />
dalle 9.30 alle 12.30</td>
<td valign="top"><span style="font-weight: bold;">Mercoledì 28 aprile</span><br />
dalle 19.00 alle 22.00</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 14px; color: #333; margin: 0 0 0px 0; padding: 0; font-weight: normal; margin-top: 20px; margin-bottom: 25px;">Per informazioni e prenotazioni Scuola de La Cucina Italiana<br />
<a style="color: #44a0df; text-decoration: none;" href="mailto:ipca@quadratum.it">ipca@quadratum.it</a> tel. 02 70 64 22 42</p>
<table style="margin-top: 5px; border-top: 5px solid #FF0066;" border="0" cellspacing="10" cellpadding="0" width="480">
<tbody>
<tr align="center" valign="middle">
<td width="132" align="left"><a href="http://www.leapiregine.it/" target="_blank"><img style="margin-top: 10px;" src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/leapiregine.jpg" border="0" alt="Le Api Regine" width="83" height="120" /></a></td>
<td width="248" align="center"><a href="http://www.scuolacucinaitaliana.com/" target="_blank"><img style="margin-top: 10px;" src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/scuola.JPG" border="0" alt="La Scuola de La Cucina Italiana" width="67" height="100" /></a></td>
<td width="140" align="right"><a href="http://www.unamericanaincucina.com/it/libro/"><img style="margin-top: 10px;" src="http://www.unamericanaincucina.com/invite1/logo.gif" border="0" alt="www.unamericanaincucina.com" width="114" height="90" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-top: 10px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="500">
<tbody>
<tr>
<td style="font-family: Arial; font-size: 11px; font-weight: normal; color: #999999;" align="center" valign="top">Ai sensi dell&#8217;art. 7, d. lgs 196/2003 (codice in materia di protezione dei dati personali) potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare; modificare i Suoi dati o essere cancellato da questa mailing list, rivolgendosi a Le Api Regine: <a style="color: #09c; text-decoration: none;" href="mailto:info@leapiregine.it">info@leapiregine.it</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cupcakes &#8220;Rossi&#8221; per San Valentino</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/02/redvelvet/</link>
		<comments>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/02/redvelvet/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 13:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono furente con questi cupcakes, ed  non mi arrabbio solitamente con i dolci. Ma queste piccole pesti mi hanno fatto veramente perdere la pazienza. Non che siano difficili da fare o che siano venuti insipidi, in realtà sono facili e deliziosi&#8230; Quello che mi ha fatto ammattire è il fatto che dopo ben TRE prove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/02/cupcakes.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1531" title="cupcakes" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/02/cupcakes.jpg" alt="" width="500" height="323" /></a></p>
<p>Sono furente con questi cupcakes, ed  non mi arrabbio solitamente con i dolci. Ma queste piccole pesti mi hanno fatto veramente perdere la pazienza. Non che siano difficili da fare o che siano venuti insipidi, in realtà sono facili e deliziosi&#8230; Quello che mi ha fatto ammattire è il fatto che dopo ben TRE prove diverse, non sono ancora riuscita ad ottenere la tonalità di <a href="http://img.foodnetwork.com/FOOD/2008/10/28/top10_redvelvetcupcakes_s4x3_lg.jpg" target="_blank">rosso chimico </a>che desideravo. Ho deciso che è tutta colpa dell&#8217;Italia. Sicuramente c&#8217;è qualcosa di diverso nel colorante qui, o il cacao, o gli stampini da muffin&#8230; non posso credere che sia così difficile rendere rosso un cupcake. Ho seguito alla perfezione ben due ricette diverse (ed è molto duro per me seguire pedissequamente le ricette). La prima infornata è venuta di colore rosa-pallido con tendenza al beige, insomma più somigliante ad una scatola di cerotti che a un dolce . Il secondo tentativo prevedeva più cacao, che li ha resi di un marrone troppo pesante e scuro . Per la terza prova, ho raddoppiato la quantità di colorante rosso, ma ho raggiunto solo una tinta di cioccolato rossastro. Ovviamente, ciò non ha frenato né me né i miei amici dal divorarli tutti. Sono morbidi e gustosi, con una glassa alla Philadelphia assolutamente divina. E, onestamente, chi se ne frega di mangiare un cupcake più rosso?</p>
<h3>&#8220;Red&#8221; Velvet Valentine Cupcakes/ Cupcakes &#8220;Rossi&#8221; per San Valentino:</h3>
<p>Adattato da &#8220;The Confetti Cakes Cookbook&#8221; di Elisa Strauss, via <a href="http://www.nytimes.com/2007/02/14/dining/141vrex.html?_r=1" target="_blank">questo articolo del New York Times</a>.</p>
<ul>
<li>250 g di farina</li>
<li>20 g di cacao</li>
<li>1 cucchiaino di sale</li>
<li>230 ml / 200g di olio di semi o di arachidi</li>
<li>225 g di zucchero</li>
<li>2 uovo</li>
<li>3 cucchiai di colorante rosso (ma puoi anche ometterlo- tanto non diventano rossi!)</li>
<li>1 cucchiaino di essenza di vaniglia</li>
<li>150 ml latticello</li>
<li>1 cucciaino di bicarbonato di soda</li>
<li>1  cucchiaino abbondante di aceto bianco</li>
<li>18 lamponi, per decorare</li>
</ul>
<p>1. Scaldate il forno a 180°C. Foderate 18 stampini da muffin con i pirottini di carta e mettete da parte.</p>
<p>2. Mescolate in una ciotola media la farina, il cacao e il sale e mettete da parte.</p>
<p>3. Sbattete insieme l&#8217;olio e lo zucchero fino ad ottenere un composto omogeneo. Unite le uova, uno alla volta, sbattendo bene dopo ogni aggiunta. Aggiungete il colorante rosso e la vaniglia e mescolate bene. Unite composto con la farina, alternandolo al latticello in due giri.</p>
<p>4. Mettete il bicarbonato di soda in una ciotola piccola, versateci sopra l&#8217;aceto e unite all&#8217;impasto, mescolando continuamente. Sbattete per 10 secondi.</p>
<p>5. Riempite gli stampini di impasto per tre quarti. Infornate e cuocete per 20-25 minuti o finché uno stecchino infilato al centro ne esce pulito. Fate raffreddare completamente prima di decorare.</p>
<h3>Glassa al Philadelphia:</h3>
<ul>
<li>250 g di formaggio Philadelphia, ammorbidito a temperature ambiente</li>
<li>115 g di burro, ammorbidito a temperature ambiente</li>
<li>360 g di zucchero a velo</li>
<li>1 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>
<li>1/4 cucchiaino di sale</li>
</ul>
<p>Sbattete insieme il Philadelphia e il burro per circa tre minuti fino ad amalgamarli bene. Unite lo zucchero a velo, l&#8217;estratto di vaniglia e il sale, e sbattete lentamente per ottenere un composto liscio.  Fate raffreddare la glassa per circa 10 minuti prima di usarla. Decorate i cupcakes con la glassa e un lampone.</p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Johnnycakes, o pancakes di polenta, o frittelle di mais</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/02/pancakes-polenta/</link>
		<comments>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/02/pancakes-polenta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 09:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colazione e brunch]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette americane]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una notte brava, lo scorso weekend, mi sono svegliata in pessime condizioni e con un&#8217;irrefrenabile voglia di pancakes. Mentre rovistavo nella dispensa bevendo pigramente un caffè, mi sono accorta con dispiacere di avere solo un pugno di farina e che lo sciroppo d&#8217;acero era finito. Non avendo la più lontana intenzione di vestirmi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/02/corncakes.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1414" title="johnnycakes" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/02/corncakes.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Dopo una notte brava, lo scorso weekend, mi sono svegliata in pessime condizioni e con un&#8217;irrefrenabile voglia di pancakes. Mentre rovistavo nella dispensa bevendo pigramente un caffè, mi sono accorta con dispiacere di avere solo un pugno di farina e che lo sciroppo d&#8217;acero era finito. Non avendo la più lontana intenzione di vestirmi per andare a comprare questi fondamentali ingredienti, ma nemmeno volendo rinunciare a causa della loro mancanza, ho fatto un rapido inventario di quel che avevo a disposizione: ceci, pomodori pelati, peperoncini jalapeno, farina di mais, thé, rum&#8230;fermi tutti&#8230;ho detto farina di mais?! Ecco la soluzione per fare i miei pancakes!</p>
<p>Signore e signori ecco a voi la Johnnycake! Essendo un piatto nato dalla scarsità di ingredienti e dalle avversità dei tempi dei pionieri, non poteva che essere la ricetta giusta, visto lo stato disperato della mia dispensa (e testa!). Il mais è indigeno degli Stati Uniti, da sempre un caposaldo della cucina nativa americana, ma sconosciuto ai primi, affamati immigrati europei al loro arrivo nel nuovo continente. La ricetta originale del Johnnycake, probabilmente insegnato a quest&#8217;ultimi dai nativi, non contiene lieviti o uova, e consiste in una sottile piadina di mais. Questo piatto si è evoluto continuamente durante i secoli, spesso in combinazione con altri ingredienti per somigliare sempre più ad un pancake. Quella che segue è una versione di quelle più moderne: soffice come un pancake di farina ma resa croccante e dorata dal mais.</p>
<p>Rimaneva il problema dello sciroppo d&#8217;acero; in realtà non ne esiste un sostituto adeguato, ma volevo comunque affogare i miei pancakes in qualcosa di dolce ed appiccicoso. Quindi ho inventato sul momento un surrogato fatto di miele, melassa ed un accenno di vaniglia e noce moscata. Seppur non all&#8217;altezza dell&#8217;originale per sapore e consistenza, è comunque un&#8217;ottima alternativa per fronteggiare le &#8220;crisi da pancake&#8221; del sabato mattina. Il brunch che ne è risultato è stato piacevole e adeguatamente lento, proprio quello che mi aveva ordinato il dottore per mettermi in condizione di vestirmi e affrontare la giornata degnamente. A dire il vero, nel mio caso, per affrontare la sera ormai vicina!</p>
<p><em><strong>Pancakes</strong></em><strong> di polenta:</strong></p>
<ul>
<li>3 uova</li>
<li>300 ml di latticello o sostituto*</li>
<li>215 g di farina di mais</li>
<li>75 g di farina</li>
<li>30 g di zucchero</li>
<li>1 ½ cucchiaino di lievito per dolci</li>
<li>½ cucchiaino di bicarbonato di sodio</li>
<li>1/4 cucchiaino di sale</li>
<li>50 g burro, piu&#8217; un po&#8217; per friggere</li>
</ul>
<p>Scaldate il forno a 130°C. Sbattete le uova in una ciotola grande, poi incorporate il latticello, le farine, lo zucchero, il lievito, il bicarbonato e il sale. Aggiungete i 50 grammi di burro fuso e mescolate bene.</p>
<p>Sciogliete una piccola noce di burro in una padella antiaderente su fuoco medio. Quando la padella è ben calda, versateci un mestolo di pastella. Girate il pancake quando  al centro si formano delle bolle e il fondo è ben dorato, circa 2 minuti. Cuocete l&#8217;altro lato finché è dorato, per altri 2 minuti. Trasferite il pancake su una teglia e tenerlo al caldo nel forno. Ripetete con il resto della pastella, aggiungendo altro burro quando necessario. Servite i pancakes caldi con sciroppo d&#8217;acero (o il sostituto che troverete sotto) e burro.</p>
<p><em>*Per sostituire il latticello: Mescolate bene 3 parti di yogurt, 1 parte di latte e 1 cucchiaino di succo di limone. Lasciate riposare a temperature ambiente per 5 minuti, poi usatelo come indicato nella ricetta.</em></p>
<p><strong>Sciroppo d&#8217;acero finto:</strong></p>
<ul>
<li>5 cucchiai di miele</li>
<li>1 cucchiaio di melassa</li>
<li>1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia</li>
<li>1/4 cucchiaino di noce moscata</li>
</ul>
<p>Mescolate tutti gli ingredienti dentro un pentolino su fuoco basso finché sono ben amalgamati. Servite lo sciroppo tiepido con i pancakes.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ritorno a casa 2, e una Zuppa Messicana</title>
		<link>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/01/zuppa-messicana/</link>
		<comments>http://www.unamericanaincucina.com/it/2010/01/zuppa-messicana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laurel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette americane]]></category>
		<category><![CDATA[Zuppe]]></category>

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		<description><![CDATA[La transizione tra le mie due patrie è sempre un po&#8217; traumatica, non importa in quale direzione abbia viaggiato. Devo però ammettere che si tratta sempre di momenti che favoriscono le mie riflessioni, il primo impatto è sempre ricco di forti emozioni. Le caratteristiche e i dettagli di un posto che dò per scontato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p id="top" /><a href="http://www.unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/01/tortillasoup.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1300" title="tortillasoup" src="http://unamericanaincucina.com/wordpress2/wp-content/uploads/2010/01/tortillasoup.jpg" alt="tortillasoup" width="500" height="335" /></a></p>
<p>La transizione tra le mie due patrie è sempre un po&#8217; traumatica, non importa in quale direzione abbia viaggiato. Devo però ammettere che si tratta sempre di momenti che favoriscono le mie riflessioni, il primo impatto è sempre ricco di forti emozioni. Le caratteristiche e i dettagli di un posto che dò per scontato come mio sono sempre vibranti e nuove quando arrivo. In America la prima cosa che mi colpisce sono le dimensioni delle cose &#8211; auto mostruose, bicchieri extralarge, gente sovrappeso. Tutto quello che vedo sembra (ed, in effetti, è) più grande: i piatti, la lavatrice, il macinacaffé, i grattacieli&#8230;Dalle mie parti i texani si vantano della loro passione per le grandi dimensioni secondo il detto locale &#8220;In Texas tutto è più grande&#8221;. Una combinazione di jet-lag e shock culturale mi fa sentire come Alice nel Paese delle Meraviglie dopo che beve la pozione magica e rimpicciolisce.</p>
<p>Quando torno in Italia invece, la cosa che noto di più sono i dettagli, le cose apparentemente piccole. Uno dei miei giochi preferiti in areoporto mentre aspetto di imbarcarmi dagli USA all&#8217;Italia è &#8220;indovina il paese d&#8217;origine dei passeggeri&#8221;, e devo dire che non si tratta di un&#8217;impresa difficile. Lo stile e la grazia propri degli italiani si riconoscono subito, senza dimenticare le scarpe, sempre di ottima fattura. L&#8217;attenzione ai dettagli estetici nella vita quotidiana è la prima cosa che noto quando vi ritorno: il cuore disegnato sulla schiuma del cappuccino, le vetrine accuratamente decorate, le etichette scritte a mano dal mio venditore di spezie preferito al mercato, il modo in cui il farmacista impacchetta le medicine una ad una. Mi piace assaporare ogni volta queste prime sensazioni, perché in poco tempo mi sarò acclimatata e ricomincerò a lamentarmi dello smog di Milano, delle code interminabili in posta/banca/farmacia (tutti quegli oggetti da incartare necessitano tempo&#8230;), dei treni sporchi, delle ricerche affannnose di un vasetto di panna acida e di tutte le altre ridicole complicazioni di una vita da americana in Italia.</p>
<p>Quindi ecco una zuppa perfetta per il rientro: è piccantina, saporita, e mi riporta alle origini. Si tratta di un piatto celebre della cucina Tex-Mex che non avevo ancora sperimentato con gli italiani, ma che ho fatto provare al mio marito/cavia ricevendone un&#8217;ottima recensione.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">&#8220;Mexican Tortilla Soup&#8221;</span></h2>
<p><strong>Per il pollo e il brodo:</strong></p>
<ul>
<li>1 pollo intero</li>
<li>1 cipolla gialla, sbucciata e tagliata in quarti</li>
<li>2 coste di sedano, a pezzettoni</li>
<li>1 carota, a pezzettoni</li>
</ul>
<p>Mettete il  pollo, le verdure, e un cucchiaino di sale in una pentola capiente, coprite con acqua fredda e portate a ebollizione. Abbassate la fiamma e fate sobbollire finche&#8217; il pollo e&#8217; cotto, circa 30-45 minuti. Togliete il pollo dal brodo e mettete da parte a raffreddare. Filtrate il brodo e versatelo in una ciotola capiente, eliminando le verdure, e mettete da parte. Pulite il pollo, staccando la carne dalle ossa e fatela a pezzi con le mani. Tenete da parte la carne.</p>
<p><strong>Per la zuppa:</strong></p>
<ul>
<li>4 tortillas di mais*, tagliato a strisce larghe 1 cm</li>
<li>120 ml di olio per friggere</li>
<li>2 cucchiai d&#8217;olio d&#8217;oliva</li>
<li>1 peperone verde, privato del torsolo e tritato</li>
<li>1 jalapeno (peperoncino piccante), privato dei semi e tritato finemente</li>
<li>1 peperoncino <em>chipotle</em>, privato dei semi e tritato finemente (facoltativo)</li>
<li>1/2 cipolla media, affettata finemente</li>
<li>2 spicchi d&#8217;aglio, sbucciati e affettati finemente</li>
<li>2 pomodori, sbucciati, privati dei semi e tritati</li>
<li>sale</li>
</ul>
<p><strong>Per le guarnizioni (facoltative):</strong></p>
<ul>
<li>coriandolo fresco, tritato</li>
<li>fette di lime</li>
<li>panna acida</li>
<li>formaggio grattuggiato</li>
<li>ravanelli grattuggiati</li>
<li>avocado a cubetti</li>
</ul>
<p>Scaldate l&#8217;olio per friggere in una padella capiente, e friggete le strisce di tortilla poche alla volta. Fatele scolare su un piatto foderato di carta da cucina e salatele.</p>
<p>Scaldate l&#8217;olio d&#8217;oliva in una pentola capiente e rosolate il peperone, i peperoncini, la cipolla, l&#8217;aglio e il sale finche sono teneri, circa 5 minuti. Aggiungete il brodo e i pomodori. Portate a ebollizione, quindi abbassate la fiamma e fate sobbollire per 30 minuti. Poi aggiungete la carne di pollo e scaldate, ma non fate sobbollire a questo punto. Se la zuppa risulta troppo densa, aggiungete un po&#8217; d&#8217;acqua.</p>
<p>Servite la zuppa con le strisce di tortilla*, e ciotoline con le guarnizioni a scelta.</p>
<p><em>* Non sono mai riuscita a trovare le vere </em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Corn_tortillas" target="_blank"><em>tortillas di mais</em></a><em> qui in italia (sono molto diverse di quelle bianche che si trovano all&#8217;Esselunga ed in alcuni negozi di alimenti etnici). Se non le trovate, suggerisco di saltare il passaggio della frittura, usando invece come guarnizione le patatine &#8220;nachos chips&#8221; o &#8220;tortillas chips&#8221; che si trovano piu&#8217; facilmente.</em></p>
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